COUNSELING SOMATORELAZIONALE

logoCOS’E’?  Il counseling è un processo che, attraverso il dialogo e l’interazione ha come obiettivo il miglioramento della qualità della vita del cliente sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Si rivolge alle persone che per diversi motivi stanno attraversando un periodo di difficoltà.

Il confronto con un professionista, il counselor, estraneo alla vita personale e adeguatamente preparato è  un riferimento utile per aprirsi ad una comprensione di sè e della situazione diversa e necessaria al fine di affrontare la difficoltà in modo costruttivo.

IN COSA CONSISTE E A COSA SERVE?

Il counseling e uno spazio di ascolto e di riflessione, si rivolge al singolo, alle famiglie, a gruppi e istituzioni. Il counseling può essere erogato in vari ambiti, quali privato, sociale, scolastico, sanitario, aziendale.

Gli incontri di sono efficaci per affrontare diverse tematiche:

  • per difficoltà nei  rapporti interpersonali  (con genitori, colleghi, famigliari, figli…);
  • per elaborare il lutto in seguito a separazione o per la scomparsa di una persona cara;
  • per difficoltà personali quali: mancanza di autoaccettazione, difficoltà di realizzarvi nella vostra vita, stati di disagio, stati d’ansia legati ad una situazione accidentale;
  •  per orientarvi se vi trovate in un periodo di cambiamento e dovete affrontare delle scelte importanti (cambio di casa, di lavoro, di patner, di scuola….).

A CHI SI RIVOLGE?

Le sessioni di counseling che offro si rivolgono a persone di età giovane, adulta ed anziana e consistono in colloqui individuali a cadenza settimanale o quindicinnale a seconda della necessità.

COSA SIGNIFICA COUNSELING SOMATORELAZIONALE?

Nel counseling  somatorelazionale l’aspetto somatico nella relazione con sè stessi e con gli altri è tenuto in primo piano e possono venire proposte brevi esperienze di lavoro corporeo atte a rendere la persona più consapevole di sè.

APPROFONDIMENTO: PERCHE’ IL COUNSELING?

Attilio Gardino nel suo articolo “Il corpo nella relazione d’aiuto”, scrive:

“La relazione di aiuto si fonda sulla necessità, percepita chiaramente o confusamente, di essere aiutati.

Quello che determina la necessità di chiedere aiuto è la percezione di uno stato che normalmente chiamiamo di crisi. Questo evento può essere determinato da più o meno improvvisi mutamenti negativi delle condizioni esistenziali, accompagnati dall’incapacità di provvedere adeguatamente alla loro risoluzione con le nostre risorse.

Il termine crisi deriva dal greco “krisis” che significa scelta ed è proprio una scelta che lo stato di malessere percepito implica.

Le crisi sono unanimemente classificate secondo due categorie:

  1. Le crisi evolutive, riferibili al processo della crescita.
  2. Le crisi “accidentali”, riferibili alla “fragilità” dell’esistenza.

Le crisi della crescita coinvolgono tutti noi e sono prevedibili, anche se non nella loro evoluzione, e si percepiscono in corrispondenza delle “situazioni di passaggio” da un assetto ad un altro: la nascita, dalla vita intrauterina a quella extrauterina; l’adolescenza, dall’infanzia, passando per la pubertà, all’età adulta; la terza età, dall’età adulta alla vecchiaia; la vecchiaia, dalla vita alla morte. Anche le crisi “accidentali” coinvolgono tutti noi, la loro caratteristica è riferibile alla loro imprevedibilità e sono osservabili in coincidenza di eventi che interrompono, in forma dolorosa il corso abituale dell’esistenza: una malattia fisica o psicofisica, una perdita dell’identità o del senso della vita, una tossicomania, un trauma, una violenza, uno stupro, la perdita del lavoro, una separazione, o la morte di una persona cara.

…la percezione della crisi è legata indissolubilmente a quella del malessere, del dolore, della sofferenza in genere. Il dolore, la sofferenza in genere non è un semplice segnale d’allarme che interviene meccanicamente o automaticamente ad avvertirci che qualcosa non va, ma un vero e proprio processo psicofisico. La sofferenza psichica, sulla quale è possibile agire, è quella generata della distanza fra l’immagine che abbiamo di noi stessi e la realtà del nostro corpo, che si riverbera in quella fisica in un continuo rimando di segnali, dialoghi interni che molte volte costituiscono un circuito vizioso apparentemente inestricabile. Il dolore, la sofferenza è una percezione segnale atto ad attivare comportamenti di evitamento. E’ quindi l’incapacità di assumere azioni efficaci di evitamento che ci spinge a chiedere l’intervento di qualcuno affinché si possa essere aiutati nella crisi-scelta in cui ci percepiamo come incapaci di compiere…..”

 

 

 

*counseling somatorelazionale, proposto dall’I.P.SO. di Milano. Insolito perché nasce dall’integrazione di due diverse scuole di psicoterapia: l’Analisi Bioenergetica di Alexander Lowen e l’Approccio Centrato sulla Persona di Carl Rogers.